La dottoressa Daniela Tagliabue, una vera e propria professionista multitasking, ci spiega alcuni concetti importanti.

Dottoressa Tagliabue continuo con lei la serie di interviste che aiutano me e i lettori a comprendere meglio il mondo della Psicoterapia, lei è una Psicologa Psicoterapeuta a quale approccio terapeutico fa riferimento?

Si, io sono Psicologa Psicoterapeuta, la mia specializzazione è la Psicoterapia breve integrata, intendiamoci breve non è sinonimo di “corta” ma di “focale”. Mi spiego meglio: questo tipo di psicoterapia si basa sul riconoscimento e sull’individuazione di un focus e la risoluzione di questo, sicuramente non è una psicoterapia che dura in maniera continuativa per tutta la vita, io la considero pratica e moderna.

Dottoressa cosa s’intende per focus e per integrata?

Per focus s’intende un momento di bisogno, di impasse del paziente, di difficoltà emotiva e si lavora per la sua risoluzione. Integrata perché si rifà al modello della psicoterapia breve post –freudiana dinamica e al modello di riferimento teorico della psicoterapia cognitivo comportamentale e infine al modello integrato secondo la teoria del ciclo di vita di Ericksonn. Senza entrare troppo nel dettaglio, questa pratica mi permette di effettuare una psicoterapia dinamica breve, o cognitivo comportamentale breve o una terapia integrata, a seconda della situazione della personalità del paziente e della fase del ciclo di vita che sta attraversando.

Per prima cosa cerco di individuare la problematica, il bisogno del paziente, quello che chiamo “focus”, circoscritto alla personalità del paziente; alla sua situazione in quel momento e alla fase del ciclo di vita e nella terapia posso utilizzare le tecniche appartenenti ai diversi orientamenti teorici, calibrandole a seconda del momento e dell’utilità. Io la ritengo una metodologia molto moderna e vincente perché mi permette di ritagliare, modellare sul paziente il tipo di terapia più adatta, senza rinchiuderlo e fissarlo in una pratica rigida e specifica. I primi incontri sono quelli che aiutano a riconoscere la problematica del paziente, il motivo per cui ha fatto ricorso alla Psicoterapia, per velocizzare i tempi si possono usare i test che danno un “fotografia” attuale del paziente e mi permettono di capirlo meglio,inoltre mi forniscono elementi essenziali per arrivare al focus  e per poterlo poi risolvere. È evidente che data la mia formazione ho scelto un tipo di psicoterapia che mettesse in risalto l’efficacia degli strumenti testistici. È una psicoterapia di tipo individuale ed è rivolta sia ai bambini, agli adolescenti che agli adulti.

Dottoressa Tagliabue come è nato l’interesse, possiamo definirla “passione”, per la psicoterapia? Cosa o chi l’ha spinta a svolgere questa professione? Lei lavora molto con la psicodiagnostica che utilizza i test, possiamo tranquillamente affermare che è un’ esperta in questo campo, ci racconti come è scaturita questa specifica.

Il mio interesse per la Psicoterapia è nato già dal liceo, infatti non ho avuto esitazioni e mi sono iscritta subito a Psicologia, ero spinta dalla passione per le relazioni, le dinamiche affettive e tutto quello che c’era dietro. Ovviamente ero anche attirata dalla prospettiva di poter aiutare persone in condizioni di disagio. Dopo diversi anni di studi, sono entrata nel mondo della testitica, grazie alla tesi sperimentale, per la laurea magistrale in Psicologia Clinica, con la quale ho contribuito alla standardizzazione del test TEMAS (Tell me a story). Un test proiettivo rivolto a bambini dai 6 agli 11 anni per l’analisi delle personalità e delle emozioni, un lavoro che mi ha appassionata, interessante e anche molto attuale perché questo strumento ha la caratteristica di essere multiculturale. Quindi da questo lavoro sul campo effettuato durante la tesi ho capito che dovevo sviluppare e perfezionare la mia passione per i test e infatti è diventato il mio ambito di lavoro: la psicodiagnostica e l’uso degli strumenti testistici. Ho perfezionato questo mio interesse con alcuni master e scuole di specializzazione perché il mio scopo era poter utilizzare differenti test sia cognitivi sia proiettivi. Solo per citarne alcuni:

le Scale Wechsler per la valutazione dell’intelligenza, WAIS (Wechsler adult intelligence scale) per adulti. WISC (Wechsler intelligence scale for children) per 6 – 16 anni e per i più piccoli sotto 6 anni WIPPSI.

 

 

Altri test cognitivi: le Matrici Progressive di Raven e il test TINV (test intelligenza non verbale). Alcuni test proiettivi per personalità : Blacky Pictures, TAT (Thematic apperception test) e il più famoso il test delle macchie di Rorschach.

La ringrazio Dottoressa Tagliabue credo che abbiamo materiale per tantissimi articoli che dovremo sicuramente sviluppare. In quali altri ambiti si sviluppa il suo lavoro?

Oltre alla psicoterapia vera e propria mi occupo anche di consulenze psicologiche, negli ultimi anni sto lavorando moltissimo sull’ansia, problematica dei nostri tempi che riguarda tutti, sia i bambini che gli adulti . Proprio rispetto all’ansia ho ampliato le mie competenze, non utilizzo solo la Psicoterapia, infatti, da circa 5-6 anni ho intrapreso un percorso di formazione nell’ambito delle tecniche  di rilassamento come il Training Autogeno e ora ricevo sia in sedute individuali che collettive (è già in programma un altro articolo su questo argomento!). Poi ovviamente mi occupo di psicodiagnostica con i test che è veramente quello che potrei considerare il mio “pane quotidiano”, da test cognitivi di livello (quelli per intenderci che valutano il QI, il quoziente intellettive della persona) a test della personalità, anche i test della carta e matita e proiettivi.

Ci sono migliaia di test, io credo che non esista un test migliore di un altro; quello che rende efficace un test è la persona che sottopone il test al paziente, questo è  l’elemento più importante, più che buon test parlerei di buon diagnosta. Il buon testista deve essere sicuramente, preparato, specializzato nell’utilizzo, nell’ interpretazione, nell’analisi e nello scoring perché questa parte è rigorosamente scientifica, ma accanto a questo il “buon diagnosta” deve anche sapere quando, come e con chi utilizzare il test, deve avere ben preciso lo scopo. I test ampliano la conoscenza, possono darci tantissime informazioni, dipende da quello che cerchiamo e come lo cerchiamo!  È un modo molto veloce per entrare nel profondo del paziente, per tirar fuori non solo delle  problematiche, ma anche risorse che spesso neanche lui conosce, ma bisogna avere la capacità di interpretare i risultati del test.(La dottoressa Tagliabue è una fonte inesauribile di nuovi spunti! nota di Adriana).

Nella mia pratica quotidiana applico i principi dell’ Assessment (s’intende la valutazione globale della persona) in un ottica collaborativa: il test deve avere un carattere collaborativo, ossia il paziente non è una cavia, ma è il protagonista principale ed è coinvolto al 100%, non c‘è un testista che sta in alto e il paziente che sta in basso, la relazione deve essere collaborativa  e simmetrica, solo in questo modo riesco a lavorare con il paziente.

Altro argomento di cui mi occupo e che spero approfondiremo con altri articoli sono i D.S.A., i Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Una tematica che negli ultimi anni è oggetto di moltissimi dibattiti e discussione e di grande attenzione.  C’è una legislazione a riguardo ed è la prima volta che una tematica del genere, abbia avuto un tale risalto all’interno delle scuole al punto da diventare l’oggetto di una legislazione scolastica. Se ne parla tanto ma forse non tutti ne conoscono veramente i particolari.

In Lombardia le ASL hanno decretato che per stabilire l’effettiva presenza di un disturbo dell’apprendimento occorre un’equipe multiprofessionale rappresentata da uno psicologo, uno neuropsichiatra infantile e un logopedista, e quindi io a Milano e nella provincia di Monza e Brianza  collaboro con vari gruppi di lavoro. Io non ho uno studio “mio”, preferisco il lavoro di squadra: la mia è una vera e propria scelta e filosofia di vita, è il mio modo  d’intendere il lavoro. Collaboro con tantissime figure professionali, mie colleghi, psicomotricisti, psichiatri, logopedisti, in vari studi sparsi tra Milano e Monza, per me lavorare è scambiare informazioni con altre discipline, conoscere diverse prospettive. Penso che questo renda sicuramente più complesso il mio lavoro, ma al contempo lo semplifichi, sicuramente lo arricchisca!

E per finire vorrei parlare di un’altra attività che è ultima  nel senso cronologico perchè è cominciata da poco, ma  non certo per importanza: insegno all’interno del corso “Esercitazioni pratiche guidate (EPG)”, all’Università Cattolica del Sacro Cuore  di  Milano, agli studenti del 3 anno della Facoltà di Scienze e Tecniche Psicologiche. Mi piace molto perché ho la possibilità di confrontarmi con le future generazione di psicologi e poi il fatto di lavorare nell’Università mi permette di  restare sempre aggiornata e al passo con le novità della mia professione.

Lei si occupa anche di Mutismo Selettivo (MS), non sono moltissimi gli Psicoterapeuti esperti di questo disturbo poco conosciuto, qual è stato il percorso che l’ha portata ad occuparsene?

Il mio incontro con il MS è stato casuale, nel 2012 ho incontrato la Dottoressa Claudia Gorla (psicoterapeuta massima esperta in Italia di MS) in situazioni extra- lavorative e da una piacevole conversazione ho scoperto che stava cercando un’esperta di testistica e psicodiagnostica nell’ambito del MS, così ho iniziato ad affiancarla, a collaborare con lei fino ad prendere in carico direttamente i pazienti.

Per quanto riguarda i bambini con MS  oltre  alla terapia pongo particolare attenzione anche l’impatto che ha l’ansia sul rendimento scolastico.

Lei sa che l’informazione sul Mutismo Selettivo è ancora insufficiente, non crede che sarebbe utile organizzare dei seminari in modo da avere un diretto contatto con i docenti e con i genitori?

Sicuramente! Il MS è una tematica purtroppo ancora poco conosciuta. A Milano è già in programma una Formazione il 3 marzo a cui prenderò parte.

Ma in una città così grande e in un hinterland così importante un solo seminario non potrà certo essere sufficiente, sollecitiamo le scuole a contattarci per invitarci a parlare di Mutismo Selettivo.

Per contattare la Dottoressa Tagliabue            

3407712729

Cesano Maderno, presso il centro Mediplus via Val Gardena 2

Milano,     Studio 3 in Piazza Wagner 3

Spazio Zurigo 28, in via Zurigo 28

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Per organizzare seminari sul Mutismo Selettivo e altri argomenti potete scrivere anche a me

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