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Mutismo selettivo: la storia di Pauline

Mutismo  Selettivo: la storia di Pauline.

Ho letto la storia di Pauline su un gruppo chiuso di Facebook, le ho chiesto l’autorizzazione di tradurre il suo post in italiano e renderlo pubblico.

Ha acconsentito con grande gentilezza e generosità, mi ha detto “spero che la mia storia possa essere utile a tutti”. Pauline è francese ma questo non cambia nulla, il suo può essere il percorso di tanti altri bambini e ragazzi che soffrono di Mutismo Selettivo di tutto il mondo.

Il racconto è frammentario e concitato a volte, l’ho lasciato come così come l’ha scritto lei, è giusto che sia così, quando scriviamo un post raccontando qualcosa di noi sui social, un post in un gruppo specifico, lo facciamo di getto ed è quello che ha fatto Pauline. Ho mantenuto la sua autenticità, quella di chi parla di argomenti profondi.

Non c’è nessuna premessa da fare è la storia di Pauline io sono solo il mezzo per farvela conoscere.

Adriana Cigni

Pauline

Mi chiamo Pauline, ho 19 anni e per 12 anni ho sofferto di Mutismo Selettivo. Vorrei raccontarvi la mia storia.

Tutto è iniziato alla scuola d’infanzia, quando la mia maestra ha infranto tutti i miei sogni di bambina o almeno tutto quello immaginavo di poter fare a scuola.

In genere si dice ai bambini che la scuola è il luogo in cui si imparano tante cose, si incontrano tanti amici, si fanno tanti giochi diversi… io non ho vissuto tutte queste belle esperienze, non parlavo e la maestra non era molto comprensiva mi vietava di andare al bagno e diceva che i miei disegni erano brutti.

Poi sono cresciuta e continuavo il mio percorso scolastico restando in silenzio e restando molto sola non riuscivo a fidarmi dei miei coetanei, però avevo un’amica, una bambina che mi capiva, a lei bastava guardarmi negli occhi per comprendere quello di cui avevo bisogno e chiederlo al mio posto. Alcuni compagni mi ignoravano, altri cercavano di forzarmi a parlare facendomi tante domande, mi sentivo malissimo in quei momenti, l’ansia aumentava e avevo paura…

Alla fine della classe quarta ho traslocato, pensavo di poter cominciare una nuova vita nella nuova scuola ma non sono riuscita a cogliere quest’opportunità. I miei compagni erano curiosi, anche in quella classe non smettevano di pormi delle domande, col risultato che mi sono completamente bloccata. Non potevo cambiare improvvisamente, non potevo rispondere, li guardavo stressata, pensando a come avrebbero reagito al mio silenzio.

Avrei voluto dirgli che non era colpa mia, che avrei voluto tanto rispondere ma che dalla mia bocca non poteva uscire alcun suono.

Le scuole medie.

La situazione è peggiorata, in prima media ero come un’animale da circo, venivano da me da altre classi per vedere se era vero che non rispondevo, mi facevano un sacco di domande per mettermi in difficoltà. Così restavo quasi sempre sola, vicino alla porta della classe, aspettando che riprendessero le lezioni. Ho dovuto sopportare intimidazioni e minacce, ma non reagivo, aspettavo. Mi dicevo che tutto questo sarebbe passato. Questo mio atteggiamento ha funzionato con molti compagni, con altri no e le loro parole mi ferivano anche se non lasciavo trapelare nulla, non volevo dargli la soddisfazione di vedermi in lacrime.  Mi trattenevo finché non arrivavo a casa, dove potevo piangere liberamente.

Ma non sempre riuscivo a controllarmi, in classe quando mi trovavo in situazioni angoscianti (per esempio quando mi chiamavano alla lavagna), non riuscivo a trattenere le lacrime, credo che fosse un modo per scaricare lo stress e la pressione.

Per quanto riguarda i professori avevano tutti un approccio diverso al mio silenzio, alcuni mi ignoravano completamente, altri cercavano di mettermi a mio agio e conquistare la mia fiducia e infine c’erano quelli che mi rimproveravano continuamente e sminuivano tutto quello che facevo. Durante tutto il mio percorso scolastico, le scuole e gli psicologi mi proponevano di seguire un programma speciale, dei controlli diversi dagli altri.

Ho sempre rifiutato, volevo essere considerata uguale agli altri, solo per le interrogazioni ho chiesto di svolgerle da sola con i professori senza i miei compagni e con la porta chiusa, solo così riuscivo a parlare e devo dire che i professori sono stati molto concilianti anche perché erano felici di sentire la mia voce. Ho un ricordo particolarmente emozionante che riguarda la mia professoressa di Scienze: un giorno mi chiese di restare alla fine delle lezioni, non ricordo più per quale motivo, ad un certo punto mi chiese gentilmente se potesse avere il privilegio di sentire la mia voce. Le risposi. Restammo un po’ a parlare (a porte chiuse!), mi fidavo di lei e lei si emozionò talmente che pianse.

Questa nostra conversazione fu molto importante per me, forse per la prima volta mi resi conto che le persone che si preoccupavano per me erano tante, molte più di quanto immaginassi.

La persona che mi ha salvato è la professoressa di Storia, lei ha dato un “nome” al mio silenzio, ha visto un reportage sul Mutismo Selettivo in televisione e ha subito pensato a me, ha spiegato tutto ai miei genitori e tutti hanno cercato di capire in che modo potevano aiutarmi.  Ne hanno parlato anche con la mia psicologa che mi ha subito proposto di fare del teatro terapeutico, ho accettato, ho partecipato a delle riunioni con lei, con uno psicomotricista e sono entrata a far parte di un gruppo teatrale composta da una decina di ragazzi e ragazze dagli 8 ai 16 anni, ognuno con un problema, una difficoltà diversa ma non parlavamo delle nostre difficolta tra noi, sapevamo di essere comunque nella stessa situazione e armati della stessa volontà di superarle.

Il corso teatrale è durato 18 mesi (due ore a settimana), è stato fondamentale: ho acquistato fiducia in me stessa, mi ha insegnato ad esprimermi e a mantenere la calma durante le interrogazioni, alle fine dei 18 mesi abbiamo recitato la pièce davanti alle nostre famiglie e agli specialisti.

Sono convinta che questa esperienza teatrale sono riuscita a far uscire la voce al liceo in una situazione particolare, a voi può sembrare banale ma per me non lo era affatto: riguardava la mensa scolastica, il professore leggeva la lista dei nomi e io risultavo “esterna”, ero obbligata a correggere altrimenti avrei avuto dei problemi, non so come ci sia riuscita ma con una voce sottilissima dissi al professore che si era sbagliato ed ero iscritta anch’io alla mensa.

Oggi?

Oggi sono al primo anno di architettura e le cose sono migliorate.

Certo sono una ragazza timida e discreta ma credo di aver superato le prove più difficili. Oggi sono molto più serena e contenta, ho degli amici, posso porre delle domande ai professori, posso presentare un progetto davanti a 30 persone con il microfono!

Spero che la mia storia possa essere d’aiuto, sono la prova che tutti possono superare il silenzio buona fortuna.

Pauline