L’arteterapia ovvero “il disegno non è una peculiarità dei bambini”, riappropriamoci della nostra creatività!

L’arteterapia ovvero “il disegno non è una peculiarità dei bambini”, riappropriamoci della nostra creatività!

Intervista all’arteterapista Matteo Corbetta

Sento parlare spesso di arteterapia, ho anche scritto un articolo su questo blog, ma qualche anno fa ho avuto la fortuna d’incontrare il Dottor Matteo Corbetta,  ci siamo visti spesso  (e ci vedremo ancora!) nelle formazioni sul Mutismo Selettivo, ho sempre apprezzato i suoi interventi sul lavoro che fa con i bambini e i ragazzi che soffrono di MS, ma non ho mai avuto la possibilità, in due anni, di potergli chiedere qualcosa di più sul suo lavoro. Abbiamo girato l’Italia ma sempre di corsa, così ho deciso ora basta ! Devo intervistarlo. Ed è un piacere per me condividere con voi questa bella intervista.

Prima di parlare più a fondo del suo lavoro Dottor Corbetta può spiegarci cos’è l’arteterapia?

L’arterapia è una disciplina poco conosciuta, se ne parla molto è vero, ma devo ammettere che c’è anche molta confusione in giro circa la sua esatta definizione.

Io comunque ho sviluppato un’idea piuttosto personale di cosa sia l’arteterapia, e proverò a condividerla con voi. Potrei dire che per arteterapia si intende  l’insieme delle tecniche e dei metodi che utilizzano le attività creative, artistiche o visuali  per accompagnare e supportare l’individuo nel recupero della sfera affettiva, emotiva, relazionale e nella crescita personale. L’intervento di arteterapia  (definito come una “mediazione non verbale”), oltre ad utilizzare materiali artistici, è fondato sul presupposto che il processo creativo, messo in atto per fare “arte”  (in senso lato), debba produrre benessere interiore, migliorare la vita e avere delle ripercussioni positive per quanto riguarda la salute.  Inoltre l’intervento di arteterapia tende ad attivare diverse modalità comunicative che portano all’aumento dell’autostima, alla possibilità di  percepirsi “come persone capaci di fare”, per   esempio nel caso di anziani che abbiano perso alcune abilità, usufruire di queste tecniche è utilissimo. La possibilità di esprimersi attraverso il segno grafico restituisce non solo l’autostima ma anche la percezione di essere ancora capaci.

Questo è veramente un modo meraviglioso di utilizzare e applicare l’arteterapia, sappiamo bene come  nella nostra società il “non essere capaci di fare” , coincida poi con il senso dell’inutilità del soggetto anziano, rilegato ai margini della vita attiva. Abbiamo perso il valore della creatività, del fare qualcosa per star bene “dentro”.

Esatto, in effetti nel mondo occidentale, la capacità di esprimersi attraverso il disegno  viene vista come peculiarità dei bambini e per questo viene abbandonata con l’età adulta,  in realtà potrei dire che questa capacità nasce con l’individuo (pensiamo agli scarabocchi dei bambini)  e resta per tutta la vita, dipende solo da noi svilupparla.

Non è necessario che chi ricorra all’arteterapia debba avere una tecnica artistica in senso professionale, non è un corso d’arte, non è un corso di disegno ma è la possibilità di esprimersi attraverso il segno grafico, a prescindere da quanto viene creato.

L’individuo, attraverso il gesto grafico, le immagini o le attività plastiche (ad esempio modellare, la creta, la plastilina, la pasta di pane) ha la possibilità di esprimere il proprio vissuto, di dargli una forma e di trasmetterlo a livello creativo. Io pongo l’attenzione soprattutto sul processo artistico, sull’emozione, sui vissuti che vengono espressi attraverso “il fare”, più che al prodotto finito, questo è il mio modus operandi, anche se ovviamente ci sono diversi orientamenti nell’arteterapia. È indubbio che il prodotto finito dia all’arterapista una chiave, un modo per comprendere l’individuo che gli sta di fronte, capace di decifrare la sua realtà e aiutarlo a fare chiarezza ma anche in questo caso per quanto mi riguarda, il prodotto finito non è un lavoro “concluso” un compito da valutare, io e il bambino/ragazzo/paziente lo commentiamo, ci confrontiamo, ne parliamo a lungo.

Nel mio modo di lavorare,  il fulcro NON viene posto sul’analisi precisa  tipo“ se ha utilizzato quel colore al posto di un altro vuol dire che…” , io do valore a  tutte le parti che vengono attivate nel creare un’immagine e  che danno  una forma al disegno, in pratica mi interessa il processo artistico nel suo insieme, nella sua dinamicità. Pensiamo ad esempio a quando siamo al telefono e scarabocchiamo, lo facciamo senza rendercene conto, poi alla fine  guardiamo quello che abbiamo fatto e pensiamo “l’ho fatto senza pensarci “ ed è proprio in quel momento che prende il via il processo artistico, quando liberi da condizionamenti, dal dover fare un disegno fatto bene, dal dover adempiere ad una consegna, riusciamo a mettere sul foglio qualcosa che “arriva” , e quello che  arriva così  naturalmente, soprattutto nella società attuale, è una parte di noi che prende forma attraverso la spontaneità, la mancanza di controllo.

L’arteterepia è una pratica individuale o anche di gruppo?

L’esperienza dell’arteterapia può essere individuale o di gruppo, in entrambi i casi si dà all’altro l’opportunità  del piacere di creare con materiali artistici, di esprimere i propri sentimenti, i pensieri, i propri vissuti attraverso un linguaggio che non è verbale. Quando ci esprimiamo verbalmente possiamo fare giri di parole, avere difficoltà a mettere a fuoco quello che abbiamo dentro, invece  con le immagini possiamo esprimerci liberamente, non mentono, sono immediate, sono autentiche e partono dal profondo.

È più facile esprimersi con le immagini, perché siamo meno abituati ad usarle e quindi non abbiamo tutte le barriere di difesa che alziamo automaticamente nella comunicazione  verbale. L’arteterapia si svolge in un contesto sicuro, tutelato che è quello del Setting,  ed è nel caso del gruppo anche un momento d’ incontro con altre persone oltre che con l’arteterapista.

Come ho detto  esistono molti orientamenti diversi, potremmo dire diverse scuole di pensiero, il mio modello di riferimento è il fenomenologico, che prende il considerazione l’individuo la sua comunicazione e la sua relazione con il mondo circostante, si tratta di un  modello che fa riferimento alle manifestazioni interne dell’animo, alla capacità di dialogare. La modalità con cui una persona crea, è il modo autentico con cui quella persona comunica, è il suo modo di essere nel mondo.

Se qualcuno dei nostri lettori volesse intraprendere questa professione, che tipo di percorso di studi dovrebbe seguire?

In Italia ci sono diverse scuole di arteterapia, che seguono diversi modelli di riferimento. Io ho seguito la scuola di arteterapie di Lecco  “La linea dell’arco”  che comprende anche la musicoterapia, la drammaterapia, l’arteterapia. È una scuola alla quale si può accedere dopo il diploma ( o post laurea), dura 3 anni,  con un esame di selezione all’ingresso,  3 anni di terapia e pratica uniti al tirocinio, nel corso dei 3 anni  si effettuano gli esami e una tesina finale. A questa scuola accedono un po’ tutte le professioni, quando la frequentavo accedevano maggiormente persone che avevano una formazione  grafica o psicologica, e quindi completavano e arricchivano le loro professioni della parte psicologica i primi e della parte artistica i secondi.

Questa è una domanda che mi sono posta spesso: per svolgere questo lavoro bisogna essere dei creativi, è necessario avere una vocazione artistica?

Come ho affermato prima oggi accedono all’arteterapia un po’ tutte le professioni. Non bisogna necessariamente essere artisti, spesso proprio perché non lo si è, si riesce a fare un percorso più autentico, nel senso che non  tutti seguono i canoni, le regole acquisite durante la formazione artistica , come la prospettiva, la composizione artistica di un dipinto, l’idea del colore e delle sfumature.

Però è auspicabile che si sia creativi perché nel corso dell’attività lavorativa, la creatività è alla base degli interventi che vengono messi in atto,  il nostro è un lavoro che viene fatto  sul “campo”, possiamo avere una buona  preparazione, acquisire molta tecnica,  punti di riferimento ma alla fine come spesso accade quando si fa un lavoro di relazione,  che interessa la cura della persona, è importante inventarsi e reinventarsi nuovi approcci perché la persona che ci sta davanti ha  una storia personale particolare, secondo me la teoria serve per avere gli inquadramenti, per poter lavorare in maniera corretta , ma molto si basa sull’empatia sulla capacità di ritrovare, di riconoscere, di ascoltare.

Dottor Corbetta dalle sue risposte ho compreso che la sua professione è fluida, dinamica, assolutamente non rigida lei incontra bambini, genitori , adulti, persone con disabilità psicofisiche anche gravi, insomma lei ha a che fare con le persone e la loro sensibilità, persone che hanno bisogno solo di star bene con sé stesse e/o con gli altri ma anche persone che devono superare blocchi, limiti o forse solo ritrovarsi. A questo punto le chiedo una sua personale definizione del cosa significhi essere arteterpista per lei.

Io penso che essere arteterapisti al di là della formazione che è necessaria, è un po’ come essere artigiani, riuscire a tirar fuori la forma migliore da qualsiasi materiale  e nel nostro caso intendo “materiale umano”, lo scopo dell’arteterapia e quello di portare ad una trasformazione, facendo trovare all’utente, al partecipante  la forma migliore dei  propri vissuti  e riproporglielo  in chiave diversa. L’arteterapia aiuta a togliere blocchi, stati emotivi negativi, a tirar fuori, e quello che ne deriva da questo processo creativo si rimodella e si restituisce rinnovato.

Ora parliamo un po’ di lei, come è arrivato all’arteterapia, da cosa è nata questa passione?

Io ho una formazione da grafico pubblicitario che ho lasciato un po’ da parte perché la vita mi ha portato molto presto, come volontario, ad avvicinarmi ad una comunità di disabili psicofisici e poi mano a mano si è sviluppata la voglia di approfondire e studiare per arrivare a fare l’educatore,  per anni il mio lavoro principale è stato questo. Lavoro che svolgo ancora oggi in una comunità residenziale per disabili psicofisici adulti, una CSS Centro Socio Sanitario. Quindi da un percorso puramente artistico, perché mi è sempre piaciuto creare, mi sono spostato su  un tipo di lavoro che mettesse al centro la cura della persona e ho seguito questo tipo di studi. Ma la passione artistica è sempre rimasta dentro di me e poiché organizzavo anche dei laboratori all’interno della comunità, ho pensato di ritornare al mondo dell’immagini e ho trovato questa formazione in arteterapia e ho pensato che potesse essere il modo migliore per conciliare l’arte e la mia professione.

Quali sono gli ambiti di “azione” dell’arteterapia, può spiegarlo ai nostri lettori?

L’arteterapia è una disciplina applicabile a livello evolutivo dalla prima infanzia, (lavoro anche negli asili nido facendo un lavoro che non è arteterapia clinica ma laboratori espressivi), fino alla senescenza, alla vecchiaia. L’arteterapia viene spesso utilizzata nelle case di riposo e ha un grande riscontro nelle persone affette dal Morbo di Parkinson, o con l’Alzheimer.

Il mio primo tirocinio per esempio è stato proprio con un gruppo di persone con Alzheimer conclamato, quindi già ad uno stadio avanzato. L’arteterapia quindi son è applicabile solo in contesti di patologie o malattia, ma è utilizzata anche per promuovere il benessere, ci sono interventi di gruppo legati alla possibilità di utilizzare un altro linguaggio per lavorare sulle proprie emozioni. Quindi viene utilizzata in campo clinico  per le diagnosi di alcune patologie ma ritengo importante far sapere che può essere utilizzata da tutti, a prescindere dal tipo di professione  e dall’età, allo scopo di sviluppare la crescita personale e lavorare sulle proprie emozioni.

Dottor Corbetta lei collabora con  in che modo il suo lavoro è complementare alla Psicoterapia?

Io collaboro con Smail  di Cesano Maderno, lavoro in maniera indipendente negli asili nido, nelle scuole dell’infanzia, nelle scuole secondarie di primo o secondo grado, organizzo laboratori per bambini, per mamme e bambini, per genitori, per adulti proprio perché l’arteterapia  non ha confini o limiti di età, è estendibile a tutti gli stadi evolutivi della vita di un individuo.

Lavoro soprattutto a Cesano Maderno, nelle scuole di tutta la Brianza,  nella parte nord di Milano.

La ringrazio Dottor Corbetta 

Se qualcuno dei nostri lettori (genitori, ragazzi, adulti) volesse contattare il Dottor Matteo Corbetta può scrivergli direttamente alla mail

[email protected]

3393506327

Centro Koru Lab via Santo Stefano 10
Cesano Maderno (MB)

[email protected]

338 3826500

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2 commenti su “L’arteterapia ovvero “il disegno non è una peculiarità dei bambini”, riappropriamoci della nostra creatività!

  1. Luciana il said:

    Intervista interessantissima ed è veramente una bella persona il Dott. Corbetta. Complimenti

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