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Com’è cambiato il concetto di ANSIA?

di Adriana Cigni

L’ansia.

Ho scritto molti articoli sull’ansia e sul Mutismo selettivo.

Nel mese di gennaio con l’aiuto di un insegnante, ho organizzato per conto della Dottoressa Ius un seminario che si sarebbe svolto a Roma il 26 marzo dal titolo: Disturbi d’ansia nel bambino. Lo strano caso del Mutismo Selettivo. Avevo registrato circa 120 iscritti, ho rilevato un grande interesse da parte degli insegnanti per l’argomento. Poi … sappiamo tutto quello che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo. Tutto si è fermato. Tutte le iniziative annullate.

La nostra stessa vita è cambiata, l’unico parametro che è rimasto più forte che mai è proprio l’ansia.

Com’è cambiato il concetto di ANSIA?

Nella nostra quotidianità si sono aggiunte paure nuove per noi, La paura del contagio, la paura -dell’altro visto come possibile “untore”, la paura di ammalarsi, la paura di morire, la paura di perdere qualcuno a noi caro e non poterlo nemmeno “accompagnare”.

Conosco molte persone che ancora oggi, non hanno nessun desiderio di uscire e che rimarrebbero volentieri a casa, chiuse in casa ancora per qualche tempo, hanno paura (ancora questa parola ricorrente) della normalità in cui sono tornati gli altri, hanno paura della poca attenzione, del non rispetto delle regole. Persone normalmente dinamiche, con un lavoro, una vita sociale ma nelle quali qualcosa è cambiato, dentro.

Si è rotto il senso di sicurezza che ci ha fatto vivere, fino a questo momento, in una sorta di bolla protettiva, non eravamo abituati, non eravamo pronti (e chi lo è?) ad un evento del genere.

E i bambini? Come può aver influito sui bambini che soffrono di Mutismo Selettivo?

Niente scuola, niente scambi sociali, nessun gioco di gruppo, nessuna possibilità di essere avvicinati, sollecitati, questa modalità di vita ha forse confermato a questi bambini che il mondo esterno è effettivamente pericoloso e che la cosa migliore è restare chiusi? In casa, in sé stessi, nel proprio silenzio.

Chiedo alla Dottoressa Ius di scambiare con noi qualche riflessione a questo proposito.

In alcuni bambini e ragazzi con mutismo selettivo l’isolamento ha purtroppo confermato il convincimento, più o meno consapevole, che l’esterno sia pericoloso e minaccioso e che invece la propria casa, il proprio nucleo familiare siano la situazione più confortevole e sicura in cui stare.

Tutti nel periodo del lockdown abbiamo cercato diverse modalità per rimanere in contatto sia personale che professionale con le altre persone, per i ragazzi o i bambini con mutismo selettivo le reazioni sono state molto diverse, come se si fossero divisi in due categorie in maniera drastica, alcuni si sono molto adattati, altri hanno fatto molta fatica.

Questa differenza rispecchia quella che è una caratteristica che differenza questi ragazzi cioè la facilità o meno di parlare attraverso un mezzo, che sia whatsapp, Skype, il telefono stesso, le video chiamate.

Per alcuni è una facilitazione, molti sviluppano i primi contatti verbali con gli insegnanti, con gli amici, con il terapeuta proprio attraverso una telefonata o un messaggio audio, addirittura fanno anche interrogazioni registrate, altri invece non sopportano proprio questo mezzo e riescono più facilmente a farlo direttamente dal vivo.

Prendendo in considerazione i miei pazienti, mi sono resa conto che alcuni si sono bene adattati alla DAD, che per loro è diventata una specie di strumento compensativo, alcuni insegnanti hanno rilevato una grande differenza, una maggior scioltezza nel linguaggio, nel caso di chi aveva cominciato a parlare in classe.

Per altri invece è stato molto difficile, forse perché c’è molta consapevolezza nel momento in cui si comunica con un collegamento, vedersi mostrarsi con la webcam può essere distraente ma anche fastidioso, immaginate l’atto di dover chiudere e aprire il microfono per parlare e quanto possa salire l’ansia.

Dottoressa Ius confermo pienamente. Io stessa ho seguito ore di formazione, riunione e teleconferenze e perfino un corso di un giorno intero. Sono modalità di comunicazione che possono creare difficoltà, ci sono momenti di imbarazzo, eccesiva visibilità, normalmente noi guardiamo gli altri non noi stessi mentre parliamo, come ha detto lei stessa prendere la parola comporta l’apertura del microfono, lo sguardo di tutti, il silenzio di tutti e l’attesa.

Lei mi ha raccontato che una sua paziente le ha detto: malgrado tutto però, è andata bene, giocavamo in casa.

E ora in questa fase di apertura?

Questa è una fase delicatissima dal punto di vista psicoemotivo per tutti noi e ancor di più per i bambini con ms, è necessario che ricomincino a mettere il naso fuori di casa, devono incontrare gli amichetti, i parenti, ad avere contatti sociali, con la difficoltà della mascherina che per bambini che non parlano o parlano a voce bassissima certo non è un accessorio che faciliti la comunicazione

Occorre ricostituire qual è la base-line di facilità-difficoltà sociale, perché è probabile che ci siano stati dei cambiamenti sulla facilità-difficoltà di avere contatti sociali, senza cadere in atteggiamenti di delusione con frasi del tipo: ma come prima parlavi con parrucchiere; oppure compravi il gelato da solo…

Diamogli il tempo di riabituarsi e tracciamo nuovamente il punto di partenza

Dottoressa Simona Ius

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Dottoressa Simona Ius

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