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No, no e ancora no! Bambini arrabbiati – Intervista alla Dottoressa De Ponte

 

Domanda   Dottoressa De Ponte, da qualche tempo per motivi di lavoro, passo alcune ore al giorno con bambini della scuola Primaria e della Scuola d’infanzia,  e poiché giro in diverse scuole mi trovo ad affrontare situazioni e comportamenti sempre diversi. Ci sono due sentimenti-comportamenti su cui mi vorrei soffermare: la rabbia e l’aggressività.

Alcuni bambini sembrano sempre arrabbiati, imbronciati poiché li vedo fuori dall’ambiente classe non so se questa arrabbiatura dipende da episodi precedenti. Altri utilizzano come modalità di comunicazione lo scontro fisico se per la maggior parte delle volte è “gioco” e quindi magari si fanno male ma non lo danno a vedere, in altri casi purtroppo non è raro che l’aggressività sia l’epilogo di un litigio, si affrontano e poi dopo le parole arriva il colpo.  Mi chiedo spesso come arginare tutto questo, fino a che punto è giusto intervenire e/o a che punto è necessario farlo?

Altro livello di aggressività è quella rivolta verso l’adulto: ci sono alcuni bambini che non rispettano né l’età, né il ruolo cosa fare? Non consiglia di dire o come reagire? So che è un tema molto scottante ma il mio approccio è più soft, non parlo di una forma di aggressività fisica nei confronti di un adulto, o di patologie precise, mi riferisco a quei casi in cui l’adulto che in quel momento ha la responsabilità del bambino, si trova davanti un’opposizione verbalmente violenta.

Risposta Dottoressa De Ponte 

Una delle parti più difficili del lavoro degli insegnanti ma anche del “lavoro” dei genitori consiste nella comprensione e  nella gestione delle proprie emozioni e quindi di riflesso delle persone che hanno di fronte, perché se un adulto non le riconosce in se stesso è molto difficile che le riconosca in  un figlio o un allievo.

Io credo che non si debba mai dimenticare che la vita umana è un sistema integrato di emozioni e di pensieri, anche se nel mondo in cui viviamo il pensiero sembri essere dominante.

Cito Paolo Quattrini, uno psicoterapeuta, che descrive la relazione tra emozione e pensiero in questo modo: noi siamo come una macchina in cui il motore rappresenta le emozioni e lo sterzo il pensiero. L’uno ha bisogno dell’altro, se manca uno non si va da nessuna parte o al limite si va a sbattere. Quando si cerca di capire il comportamento di un bambino bisogna porre l’attenzione soprattutto sulle emozioni.

  • Domanda  Ci sono emozioni più facili da esprimere?
  •  Risposta      Esatto, ci sono emozioni socialmente più “accettate”, ed altre socialmente considerate “negative”, tra di esse, possiamo citare la rabbia e la paura.

Prendiamo ad esempio un bambino arrabbiato: l’adulto gli dice: “Non devi essere arrabbiato” reprimendo in quel caso la sua emozione di rabbia . Oppure se un bambino piange a volte gli viene detto: “Perché piangi, solo le femminucce piangono”.

  • Domanda     Quindi  è come se la rabbia e la paura siano due emozioni difficili da affrontare per un adulto. Sorvolo sul fatto che alcune reazioni vengano considerate prerogative delle “femminucce”, è un argomento molto più ampio che svilupperemo in altre sedi.
  •   Risposta    Noi adulti abbiamo difficoltà ad esprimere queste due emozioni, in un certo qual senso siamo noi che non ci diamo il permesso di esprimerle e di conseguenza non diamo il permesso al bambino di poterlo fare congruentemente alla situazione. Proprio per questo la rabbia e l’aggressività costituiscono un motivo di preoccupazione per gli adulti di riferimento al punto che il comportamento aggressivo viene definito spesso un comportamento-problema.

L’emozione- rabbia ha in sé un senso, il senso della difesa, per questo motivo quando il bambino è arrabbiato non dovremmo dirgli: “Non essere arrabbiato”. Tale intervento confonde il bambino perché gli fa vivere una contraddizione, la rabbia per lui è la sua difesa contro un mondo che in quel momento sente come pericoloso, e l’adulto invece gli dice che non DEVE essere arrabbiato quindi  non deve difendersi.

  • Domanda  Dobbiamo quindi lasciarli libero di sfogare la rabbia? Comprenderà che non è possibile, soprattutto gli insegnanti lavorano in classi affollate con diversi bambini problematici.
  • Risposta  So che molti educatori, insegnanti e genitori leggendo questa frase penseranno che non è applicabile alla realtà ed è ovvio che non intendevo che si dovrebbe fare lasciarli urlare, fare  del male agli altri e  se stessi, distruggere le cose, disturbare l’ambiente classe.

Sono perfettamente consapevole che il lavoro degli insegnanti è molto difficile e faticoso soprattutto quando devono far fronte alla rabbia o all’aggressività di qualche alunno e so che malgrado tutta la comprensione spesso risulta faticoso non gridare o non punire.

Credo che sia importante effettuare una distinzione tra l’agire  agire la rabbia e l’ esprimere la rabbia. Bisogna insegnargli a esprimersi piuttosto che agire.

Lasciar agire la rabbia: il bambino picchia un compagno, lancia oggetti,  insulta un coetaneo o un adulto.

Esprimere la rabbia: il bambino batte i piedi per terra, o strappa un foglio in mille pezzettini affermando di essere arrabbiato. In questo caso il bambino esprime la sua rabbia senza far del male a nessuno compreso sé stesso.

Bisogna, quindi che il bambino metta fuori la sua rabbia senza prendere a calci nessuno: sta agli adulti/ insegnanti/genitori/educatori/psicologi/psicoterapeuti insegnare ai bambini la differenza tra esprimere e agire. La differenza tra agire ed esprimere fondamentalmente è questa:

quando parlo di me mi esprimo, per esempio quando dico che sono arrabbiato mi esprimo, quando parlo dell’altro e per esempio gli dico che è un imbecille, agisco.

Esprimendosi si impara un linguaggio per il proprio mondo interno, si dà VOCE a quello che si sta sentendo, si impara un modo di comunicare, di farsi conoscere, di entrare in contatto con gli altri

In terapia uso spesso il sistema del foglio di carta. Ho sempre in studio dei fogli molto grandi e quando comprendo che un bambino ha bisogno di tirar fuori la sua rabbia, lo incoraggio per esempio a strappare il grande pezzo di carta e a mettere parole mentre lo fa.

Penso che sia importante lasciar esprimere la rabbia perché quando un bambino riesce a farlo, sta parlando di lui e può anche urlarlo: sono arrabbiato.  Dà voce al proprio mondo interiore , sta imparando  un modo di comunicare, di farsi conoscere  ed entrare in contatto con gli altri

Se invece offende o colpisce un suo compagno sta agendo la rabbia in maniera esplosiva, senza trarne altro risultato che quello di creare ostilità attorno a sé.

  • Domanda Dottoressa facciamo un esempio: un bambino in classe importuna i suoi compagni e disturba l’insegnante impedendole di svolgere il suo lavoro in un ambiente classe sereno.
  • Risposta  So bene che gli insegnanti normalmente stabiliscono precise regole di comportamento alle quali tutti devono attenersi, ma purtroppo non sempre questo è sufficiente per arginare alcuni comportamenti, ma se l’adulto utilizza l’aggressività per affrontare l’aggressività i comportamenti possono peggiorare.

Io penso che in primis l’insegnante debba osservare il bambino che si arrabbia per notare quali siano  i segnali che fanno scattare i meccanismi di aggressività ( se ad esempio viene istigato o escluso dai suoi compagni di classe)

La cosa importante è dirgli

– Vedo che sei molto arrabbiato –

detto possibilmente in contatto fisico, prendendolo  per mano e guardandolo negli occhi

– Sei arrabbiato, ed è molto importante che tu lo sia. Purtroppo, non posso stare con te,

ma la tua rabbia è molto importante e interessante –

perché tanta di quella energia va nell’affermare qualcosa che viene negata.

È come se gli venisse detto

– La tua rabbia non è importante –

 a questo punto lui risponderebbe ancora più arrabbiato

– Invece si, invece si –

 ma se gli si dice:

 – La tua rabbia è importante, ma io ora non posso –

questo ha necessariamente un altro effetto. E sicuramente dar voce alla rabbia del bambino che ha un senso per lui e prestare molta attenzione ai meccanismi di aggressività che possono nuocere fisicamente, psicologicamente, moralmente sé e gli altri.

 La sua emozione va supportata.

 

 

Le immagini sono state prese dal WEB

 

Per contattare la  Dottoressa Anellina De Ponte

Tel.: 3288493076
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3) Piazza Vanvitelli, Caserta.